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Ansia
e ipercoinvolgimento
Con il passare del tempo la consapevolezza della realtà e quindi
della natura della malattia è maggiore. In modo più razionale
comprendiamo che il medico o il farmaco miracoloso non esistono. Esiste
invece un male che provoca non solo dolore e smarrimento, ma anche una
forte ansia, che spesso si traduce in un atteggiamento volto al “bisogno
di fare” per avere la mente occupata. La necessità di essere
sempre vigili e attivi sottende alla necessità di non pensare troppo
alla situazione che si sta vivendo e si vede vivere al proprio caro.
La tendenza comune è quella di divenire iperattivi e di cercare
di sostituirsi in ogni modo al malato laddove egli mostra difficoltà:
vogliamo aiutarlo, impedirgli di fare male le cose o di doverle rifare
due volte, evitando cosi al malato e a noi la frustrazione dell’insuccesso.
Questo atteggiamento iperprotettivo ed eccessivamente coinvolto è
una umana difesa al dolore di dover riconoscere di fronte a se e agli
altri che il malato non è più completamente autosufficiente.
Ma è necessario comprendere che questa spinta a sostituirci al
malato non lo aiuta a mantenere il più a lungo possibile le capacità
residue, anzi, come ci insegna la pratica riabilitativa, il non permetterne
l’allenamento ne favorisce il progressivo esaurimento. |