|
|
Come
comportarsi con il malato
1. Riprogrammare la vita: le persone affette da demenza necessitano di
aiuto e assistenza da parte di chi si prende cura di loro in modo progressivamente
più intenso, a causa dell'evoluzione della malattia. I famigliari
di queste persone devono quindi pianificare le modalità assistenziali
più adeguate secondo le diverse fasi della malattia, senza dimenticare
che c'è sempre la possibilità e il dovere di permettere,
anche al malato più grave, il mantenimento di una vita dignitosa.
Un sentimento diffuso nei famigliari è spesso un forte senso di
impotenza e una difficoltà a riorganizzare i propri impegni in
base alle necessità spesso gravose del proprio assistito. È
necessario quindi mantenere un rapporto continuativo con il medico di
fiducia o la struttura clinica d'appoggio, in modo da potersi confrontare
con personale esperto e qualificato sulle decisioni da prendersi rispetto
alla gestione dei problemi essistenziali. Non solo, questo collegamento
è importante anche per ottenere appoggio e un conforto nei momenti
di frustrazione cosi da mantenere una prospettiva costruttiva nell'affrontare
le difficoltà quotidiane, che si può ottenere solo vincendo
il senso di impotenza, il disfattismo e la tentazione di rifugiarsi in
false speranze e facendo appello alle proprie energie umane e morali.
2. Parlare al malato. Dalla parola alla carezza: è necessario che
il famigliare si renda conto che il proprio caro affetto da demenza non
è più in grado di recepire e decodificare correttamente
quanto gli viene detto. E' importante dunque adattare continuamente, con
elasticità e sensibilità, le proprie modalità comunicative
in rapporto alle capacità di comprensione del malato. Si deve soprattutto
tener presente che per il malato è molto frustrante e addirittura
controproducente pretendere da lui prestazioni che non è più
in grado di dare. Sottolineare ciò che la persona era in grado
di fare ma che ora non riesce più a portare a termine, oppure imputare
il fallimento a mancanza di volontà o di impegno provoca inutile
sofferenza e acuisce la depressione e il disorientamento.
3. L’ereditarietà: uno dei quesiti più ricorrenti
nei famigliari delle persone affette da demenza è se ci sia il
rischio di contrarre la malattia anche per loro o se ci siano esami genetici
atti a evidenziare questo rischio. Oggi sappiamo che le forme di Alzheimer
ereditario rappresentano meno dell'1%. Del rimanente 99%, solo il 25%
è imputabile a una predisposizione famigliare, peraltro non completamente
identificata, ma verosimilmente analoga a quella che può esserci
per altre patologie, quali l'ipertensione arteriosa e il diabete. Esiste
cioè una maggior vulnerabilità famigliare allo sviluppo
di queste patologie. Per quanto riguarda gli esami effettuabili per l'Alzheimer
veramente ereditario (1% circa, ricordiamo) sono state identificate alterazioni
specifiche su tre geni. Queste forme ereditarie di Alzheimer di solito
esordiscono in giovane età (40-50 anni) ed hanno una chiara distribuzione
famigliare (tre o più membri consanguinei della famiglia sono colpiti).
In questi casi specifici trova giustificazione l'approfondimento.
4. Come affrontare i disturbi comportamentali: è possibile che
la persona affetta da demenza, a fianco della progressiva perdita di autonomia
e delle proprie facoltà mentali superiori, mostri dei disturbi
comportamentali quali ansia, agitazione, aggressività e, in alcuni
casi, specialmente in alcune forme di demenza quali la demenza frontotemporale
o la demenza a corpi di Lewy, disinibizione o manifestazioni di tipo psicotico
come deliri, allucinazioni o comportamenti auto od eterolesionisti. Le
persone che si prendono cura dei pazienti dementi devono quindi fare i
conti anche con la possibile gestione di queste manifestazioni, spesso
molto difficili da affrontare. E' importante innanzitutto sottolineare
che ogni iniziativa farmacologica deve essere sempre presa sotto stretto
controllo del proprio specialista di fiducia, che sarà in grado
di consigliare la miglior terapia per i disturbi specifici del paziente
e dare gli opportuni suggerimenti per affrontare i problemi di gestione.
Infatti, anche se oggi esistono validi preparati farmacologici che possono
controllare i disturbi più gravi, ad essi vanno sempre affiancati
i comportamenti adeguati da parte dei famigliari. Esistono alcune regole
comportamentali che è bene conoscere e che possono aiutare nell'affrontare
i disturbi comportamentali.
prosegui
|