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Ad esempio, quale deve essere l'atteggiamento del famigliare di fronte ai sintomi autoriferiti, ai deliri, alla negazione, all’attaccamento patologico e ai problemi gestionali?
Proviamo a rifletterci insieme:
- Sintomi autoriferiti. Alle tipiche giustificazioni del malato alle sue numerose incapacità, la reazione più sbagliata è certamente contrariare il paziente dicendogli che si sta inventando tutto per far perdere tempo o fare altre affermazioni che sviliscano il paziente e lo frustrino. Questi sintomi, anche se il paziente non ne è pienamente consapevole rappresentano un meccanismo di difesa alla propria disabilità.
- Deliri. Di fronte ad un tipico delirio è innanzi tutto importante acquisire la capacità di leggere questo disturbo come una modalità difensiva del malato, che, come tale, non va contrastata, avversata, negata o ridicolizzata, ma colta nel suo significato comunicativo. Il paziente va rassicurato, in merito ai suoi dubbi e alle sue preoccupazioni, in modo che senta che non è solo e le sue incapacità non rappresentano una minaccia finché c'è qualcuno su cui può contare.
Nei casi in cui il paziente è spinto a sperperare il denaro in quanto preda di un delirio di megalomania,è bene persuadere il paziente a consigliarsi con il famigliare sull'amministrazione delle proprie finanze, si tratta del primo passo verso una delega, che, nella maggior parte dei casi diviene, in breve, e necessariamente completa in modo del tutto naturale, ma è proprio questa prima fase del "passaggio delle consegne" che deve essere curata in modo particolare onde non far sentire il paziente un incapace. Si può ad esempio farlo riflettere su quanto sia più comodo avere la pensione direttamente accreditata sul conto corrente, piuttosto che doversi recare personalmente all'ufficio postale, con tutti i disagi che può comportare doversi muovere a una certa età, facendo code e rischiando di essere derubati oppure avere qualcuno che si occupa delle scadenze in modo che il paziente debba solo controllare e conservare le bollette o i conti.
- La negazione. Quando il paziente usa come modalità difensiva la negazione dei suoi deficit, il famigliare può sentirsi eccessivo nelle sue preoccupazioni, ma ciò che può trarre in inganno è proprio il fidarsi della capacità di giudizio del paziente. E' bene quindi che il famigliare si affidi al proprio giudizio personale nel valutare le capacità e l'evoluzione dei problemi del paziente così come l'opportunità di farlo valutare da personale specializzato. Ci si può stupire di quanto possa essere accanito un paziente nel negare i propri sintomi, benché si trovi ancora in una fase di malattia in cui si suppone che la consapevolezza riguardo se stesso sia integra. Quindi, sottovalutare la valenza della negazione può essere un elemento aggravante della condizione di patologia. In realtà la negazione è inconscia quindi non direttamente correlabile alla capacità di giudizio e, come tale, non va avversata, ma capita e attenuata, rispondendo ai bisogni di rassicurazione e protezione del paziente.
- Attaccamento patologico. Di fronte all’ insicurezza e alla sensazione di una totale incapacità a gestire la propria vita da parte del paziente, che lo porta ad una continua richiesta di supporto e dipendenza dai famigliari, bisogna contrastare questo atteggiamento stimolando il soggetto a fare da solo le cose che ancora è in grado di fare, dandogli piccoli incarichi e responsabilità che lo gratifichino e migliorino in tal modo anche il tono dell'umore.

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