Perchè la Malattia di Alzheimer si manifesta in modo eterogeneo?
Esistono differenze nelle capacità di fronteggiare i cambiamenti dovuti alla neurodegenerazione tra gli anziani affetti dalla malattia di Alzheimer, anche tra quelli che condividono la stessa quantità di neuropatologia (accumulo di placche e gomitoli neurofibrillari). L’eterogeneità’ di queste capacità cognitive suggerisce che ci sono differenze interindividuali della riserva cognitiva. Ovvero una sorta di riserva naturale che il cervello ha a disposizione per compensare ai limiti della patologia.
Le persone con una buona riserva cognitiva sembrano sviluppare i sintomi della demenza più tardi, perché la riserva cognitiva fa sì che la neuropatologia debba essere maggiore per poter produrre i sintomi stessi. Ci sono ragioni per pensare che alcuni sistemi cognitivi, come le capacità di processare le informazioni, possano avere un effetto sull’influenza della malattia di Alzheimer su altri aspetti cognitivi.
Recentemente e’ stato pubblicato uno studio sulla rivista Neurology in cui e’ descritto il tentativo di misurare la relazione tra la riserva cognitiva e l’accumulo di patologia di Alzheimer. Sono state misurati 5 aspetti cognitivi (velocità percettiva, memoria di lavoro, memoria semantica, abilità visuospaziali e memoria episodica) di un centinaio di anziani affetti dalla malattia di Alzheimer circa sei mesi prima della morte e quantificato post-mortem il carico di patologia, come quantità di matasse neurofibrillari e proteina amiloide. Gli autori hanno trovato che le risorse di processamento modificano l’associazione tra la patologia di Alzheimer e gli altri sistemi cognitivi. In particolare la velocità percettiva e la memoria di lavoro riducono l’associazione tra numero di placche e memoria semantica e abilità visuospaziali. Questi risultati suggeriscono che le risorse di processamento aiutano a compensare l’effetto deleterio della patologia di Alzheimer nelle persone anziane poichè riducono l’effetto delle matasse neurofibrillari sugli altri sistemi cognitivi.
Abstract