Comunicare con le emozioni

Una faccia triste o allegra è riconoscibile da chiunque indipendentemente dalla cultura d’appartenenza. Osservare e riconoscere anche solo questi due tipi di emozioni di base, tristezza e felicità, ci fa entrare in relazione con l’altro empaticamente: possiamo capirlo ed immaginare come si senta. In alcuni pazienti capita che questa capacità manchi. Un gruppo di ricercatori marchigiani ha recentemente cercato di capire se i pazienti affetti da Alzheimer siano in grado di riconoscere le emozioni. Lo strumento che hanno utilizzato è il Mona Lisa Test che, con un nome tratto dall’espressione ambigua della famosa donna di Leonardo, utilizza delle facce “espressive” pronte ad essere riconosciute. I ricercatori hanno trovato che l’abilità nel riconoscere le emozioni è preservata in pazienti con Alzheimer anche con severo declino cognitivo, e solo nel 27% dei casi scompare. Questa percentuale più bassa corrisponde a quei pazienti che hanno disturbi cognitivi da danno all’emisfero destro, tra questi il riconoscimento delle emozioni.
Cosa c’è di buono? Più del 70% di pazienti è in grado di capirci guardando la nostra espressione del viso. Una comunicazione non verbale, là dove il linguaggio è spesso impoverito o nullo, può essere la chiave del nostro legame con il paziente anche nelle fasi più severe della malattia.

Abstract