La ginnastica della mente
Nei decenni scorsi diversi studi hanno osservato che persone anziane quotidianamente soggette a stimolazione cognitiva sono meno predisposte ad esperire decadimento cognitivo, anche se gli stessi studi parlano della possibilità che proprio la riduzione della frequenza di tali attività possa essere uno dei primi sintomi di demenza.
Da Chicago un progetto longitudinale su 931 anziani sani ha cercato di capire la relazione tra attività cognitiva e sviluppo di Alzheimer.
All’inizio dello studio vennero valutate l’attività cognitiva passata e attuale attraverso un questionario, l’efficienza cognitiva tramite test neuropsicologici standardizzati, un assessment clinico per escludere presenza di Decadimento cognitivo lieve (MCI) o Malattia di Alzheimer (AD).
Il questionario sull’attività cognitiva era somministrato alla baseline ed era composto di 30 item (su attività come leggere libri, giornali, quotidiani, come giocare a dama o a scacchi, come frequentare una biblioteca, ecc.) durante l’infanzia, l’adolescenza, l’età adulta ed odierna. Al partecipante erano anche chieste informazioni sulla frequenza delle interazioni sociali e sull’attività fisica.
I risultati hanno fatto emergere che un’alta attività cognitiva, sia passata che presente, correla con benessere sociale, fisico e cognitivo. A 5 anni dall’inizio dello studio, 90 persone svilupparono AD e 199 MCI. Dai dati si osserva che una persona inattiva cognitivamente e fisicamente ha una probabilità quasi 3 volte superiore di sviluppare AD e MCI rispetto ad una persona attiva.
Se questa sia la ricetta per non ammalarsi non è detto, certo è che inserire anche poche attività cognitive e fisiche nel nostro vivere quotidiano non ci costa niente e ci fa comunque stare meglio.