La fatica degli MCI

Isolati disturbi di memoria sono tipici di persone con forme di lieve decadimento cognitivo (MCI) che sono a rischio di sviluppare malattia di Alzheimer.
La tecnica di Risonanza Magnetica funzionale (fMRI) è uno strumento di neuroimaging che, utilizzata oggi a solo scopo sperimentale e non ancora clinico, permette di osservare quali aree cerebrali si attivino durante lo svolgimento di un compito cognitivo.
Un gruppo di ricercatori tedeschi è andato a vedere come funzionano determinate aree in un compito di apprendimento di una lista di parole in 29 volontari sani e in 21 persone con MCI.
Dalla letteratura scientifica sappiamo che per l’apprendimento di nuovo materiale sono fondamentali le zone cerebrali temporali mesiali in cui ha sede il magazzino dei nuovi ricordi: l’ippocampo. In studi precedenti che hanno utilizzato fMRI, pazienti affetti da malattia di Alzheimer sembrano avere una riduzione dell’attivazione del segnale in queste aree, probabilmente per la perdita della capacità di acquisire nuove informazioni.

In questo studio si osserva invece che le aree addette alla codifica di materiale da apprendere sono maggiormente attivate negli MCI rispetto ai controlli. A parità di performance nel compito di memoria tra i due gruppi (in realtà si osserva un punteggio più basso negli MCI rispetto ai controlli, ma la differenza non raggiunge la significatività statistica), gli autori ipotizzano un meccanismo di compensazione da parte degli MCI. E’ quindi come se, per ottenere le stesse prestazioni dei controlli al compito di memoria, gli MCI debbano fare “maggior fatica” richiedendo l’attivazione di più cellule cerebrali. Rispetto agli AD invece, gli MCI, che ancora non hanno perso del tutto la capacità di acquisire nuovo materiale, si sforzano per mantenerla.
Dopo ulteriori studi di approfondimento, forse in futuro l’esame fMRI potrebbe essere uno strumento per riconoscere le forme pre-cliniche di Alzheimer.

Abstract