"L'ambiente arricchito"

Sentiamo spesso che lettura, esercizio fisico e una corretta alimentazione sono fattori più o meno in grado di proteggerci da patologie come quelle neurodegenerative, ma non è chiaro quali siano gli effetti di questo “esercizio quotidiano” …almeno non lo era finora. Da un gruppo di ricercatori italiani arrivano buone nuove grazie ad un esperimento sui topi.
Lo studio parte dal solito quesito, cioè se possa l’influenza ambientale modificare ciò che sui geni è già stato scritto. Per rispondere a questa domanda i ricercatori hanno guardato verso topi mutanti sul cui DNA gli stessi sperimentatori avevano scritto “Alzheimer”. I topi presi in esame, infatti,erano destinati a sviluppare una patologia simile all’ Alzheimer dell’uomo: placche di ß-amiloide, grovigli neurofibrillari, disturbi dell’apprendimento. I topi descritti venivano divisi in due gruppi: alcuni vivevano in condizioni standard di isolamento, altri nel così detto “ambiente arricchito”. L’ambiente arricchito implica che in esso coesistano tre fattori per l’animale: l’interazione sociale, l’esplorazione, il movimento. Perché questo sia possibile il topo starà con altri individui della sua stessa razza, insieme vivranno in un ambiente in cui quotidianamente andranno a cercare il cibo nascosto e in cui avranno la possibilità di usufruire di ruote e scale per “giocare nei momenti di noia”.
I topi che vivevano in ambiente arricchito dai 2 ai 7 mesi d’età, mostravano, rispetto agli altri, preservato apprendimento, meno placche e meno grovigli, anche fino ai 12 mesi d’età.
Come si applica questo modello all’uomo?
…ci stiamo pensando, ma il segreto sta sicuramente negli ingredienti del nostro ambiente: l’interazione sociale, il movimento, la curiosità, che siano sempre presenti.

Abstract