Attenzione al caregiver

La diagnosi di una malattia di Alzheimer solitamente si comunica a chi si prenderà cura del paziente. I farmaci per rallentare i primi disturbi di memoria si elencano alla stessa persona che deve fare attenzione che il paziente li assuma quotidianamente ad orari e posologia corretti. A comunicare al medico il decorso della malattia durante le visite di controllo è ancora la stessa persona, è lei che vede il paziente il giorno, la notte, ed è lei che convive con la malattia assorbendone sofferenza e stanchezza. Questa persona è chiamata caregiver, ovvero chi si prende cura del malato.
Sarete quindi d’accordo che tutte le attenzioni che solitamente si danno al paziente, allo stesso modo si dovrebbero dare al caregiver.
Un servizio sperimentale di counseling e di supporto, rivolto a 406 coniugi di pazienti affetti da malattia di Alzheimer, è stato attivo dal 1987 al 2006 in una clinica di New York.
Tale servizio consisteva di sei sessioni scandite nel tempo costituite da colloqui individuali o di famiglia, partecipazione ad incontri di gruppo, e disponibilità continua, durante tutta la durata del percorso, di consulenze telefoniche da parte del personale della clinica coinvolto. Era considerato indicatore di cambiamento lo stato di salute del caregiver indagato obiettivamente e con un questionario autosomministrato: il Self-rated health-SRH.
E’ stato osservato che il punteggio che il caregiver otteneva al SRH indicava miglioramento nel tempo rispetto all’inizio del percorso, così il suo stato di salute effettivo e il suo umore. Il percorso sembrava avere effetto positivo sul caregiver fino a due anni dopo il suo termine.
Inutile sottolineare quanto il benessere del caregiver sia importante per il caregiver stesso e per il paziente di cui si prende cura.
Oggi che ancora si stanno cercando le cure per fermare la malattia, è fondamentale occuparsi di chi quotidianamente la vede proseguire il suo decorso imperterrita.



Abstract