La PET come indagine di un fattore di rischio materno
Avere un parente affetto da malattia di Alzheimer anche ad esordio tardivo, ammalatosi cioè dopo i 65 anni, è un fattore di rischio per sviluppare la malattia. Senza allarmarci teniamo bene in considerazione che un fattore di rischio è in realtà una debole predisposizione per i familiari diretti non affetti a sviluppare decadimento cognitivo, come può essere quella di un figlio di un iperteso sviluppare ipertensione. Con i nuovi criteri diagnostici della malattia proposti da Dubois, a fare capolino per una diagnosi precoce è, insieme ad altri, l’esame strumentale PET (Tomografia ad Emissione di Positroni) con un particolare tracciante, il Fluoro-Desossiglucosio (F18-FDG), che osserva il metabolismo del glucosio nelle aree cerebrali e quindi indirettamente l’attività di tali aree. Il valore di questo esame è che la presenza di una riduzione del consumo di glucosio ci fa supporre che le aree in cui venga riscontrata non “lavorino” più come prima. Nell’Alzheimer, e addirittura in uno stadio di pre-demenza, si osserva un pattern specifico di riduzione del consumo glucidico, pattern che coinvolge naturalmente le aree della memoria e quelle che ad esse sono connesse. Uno studio statunitense ha osservato se persone cognitivamente normali con una positiva storia familiare di Alzheimer (almeno un parente diretto affetto) presentassero alla PET un pattern simile a quello dell’Alzheimer più di altre persone con nessun parente affetto. Sono stati reclutati 16 individui cognitivamente sani con familiarità positiva per la malattia da parte materna, 8 da quella paterna, 25 senza alcuna familiarità. Alla PET persone con familiarità materna risultavano avere un pattern significativamente più simile a quello ‘Alzheimer’ di quelle con familiarità paterna come di quelle con familiarità negativa. Gli autori concludono affermando che una familiarità materna predisponga maggiormente ad una riduzione del metabolismo glucidico simile a quello osservato nella malattia di Alzheimer. Si tenga presente che un pattern più simile a quello dell’Alzheimer non vuol dire un pattern patologico e bisogna ricordare che quest’esame per ora non è sufficiente da solo a dare informazioni su una reale predisposizione alla malattia.