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I
primi sintomi
Le caratteristiche cliniche della malattia possono variare notevolmente
da soggetto a soggetto, tuttavia il più precoce ed evidente sintomo
è in genere una perdita significativa della memoria che si manifesta
all’inizio soprattutto con difficoltà nel ricordare eventi
recenti e successivamente si aggrava con lacune in ambiti sempre più
estesi. Oggi sappiamo che la perdita di memoria a livello neuroanatomico
si accompagna alla perdita di tessuto in particolari aree del cervello,
come l'ippocampo, cruciali per la funzione mnemonica. Spesso, a questo
primo sintomo, si associano altri disturbi quali: difficoltà nell’esecuzione
delle attività quotidiane, con conseguente perdita dell’autonomia;
disturbi del linguaggio con perdita della corretta espressione verbale
dei pensieri, denominazione degli oggetti oppure impoverimento del linguaggio
e ricorso a frasi stereotipate. Altre volte il sintomo che si associa
al disturbo di memoria può essere rappresentato anche dal disorientamento
spaziale, temporale e topografico.
Frequenti sono anche alterazioni della personalità: più
precisamente l’anziano appare meno interessato ai propri hobby o
al proprio lavoro, oppure ripetitivo. La capacità di giudizio è
diminuita spesso precocemente, cosicché il paziente manifesta un
ridotto rendimento lavorativo e può essere incapace di affrontare
e risolvere problemi anche semplici relativi ai rapporti interpersonali
o familiari. Talvolta l’inizio della malattia è contrassegnato
dalla sospettosità nei confronti di altre persone, accusate di
sottrarre oggetti o cose che il malato non sa trovare. Nella grande maggioranza
dei casi, solo a distanza di 1-2 anni dall’esordio della malattia
il disturbo della memoria è tale che i familiari ricorrono all’aiuto
di uno specialista perché i sintomi
iniziali dell’Alzheimer
sono spesso attribuiti all’invecchiamento, allo stress oppure a
depressione.
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