La negazione: una delle
modalità più tipiche adottate nei confronti della condizione
di malattia dai pazienti che iniziano a soffrire di demenza è
la negazione dei loro deficit. Si tratta, anche in questo caso, di un
meccanismo di difesa estremo che intende salvaguardare l'integrità
dell'individuo negando completamente la realtà di malattia. Il
paziente , attraverso la negazione, tutela la propria identità
e integrità personale autoconvincendosi di star bene e proiettando
sugli altri i propri problemi, dicendosi e dicendo agli altri "non
ho niente, sono solo stanco e un po' distratto, siete voi i malati".
Attaccamento patologico:
il senso di insicurezza che si accompagna all'aggressione della malattia
può portare il paziente alla sensazione di una totale incapacità
a gestire la propria vita e questo può indurlo a una totale dipendenza
dai famigliari, anche per le cose più semplici che ha sempre
fatto e che ancora saprebbe fare autonomamente. Ad esempio, il malato
può sentire il bisogno di essere accompagnato ovunque e non tollerare
che il famigliare si allontani senza di lui neanche per poco. Quindi
lo assillerà continuamente con domande insistenti su dove debba
andare e perché, facendogli vere e proprie scenate per ritardi
inesistenti o insignificanti. Questo aumenta ancora di più, come
in un circolo vizioso, la disabilità e la dipendenza ed è
estremamente controproducente in quanto aggrava e accelera i processi
di regressione tipici della malattia. Inoltre, questo atteggiamento
rende estremamente pesante la quotidianità dei famigliari che
si sentono seguiti in ogni momento e non hanno più un attimo
per se stessi.
Problemi gestionali: anche
se la persona malata ha la necessità di essere accudita attraverso
un’assistenza esterna, molto spesso oppone forte resistenza ad
accettare che degli estranei invadano il suo spazio fisico gestito da
anni in modo indipendente. Questo può essere anche la conseguenza
di una tendenza alla sospettosità e all’aggressività
che accompagnano la malattia.
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