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La
rabbia
Man mano che la malattia progredisce nel tempo attraverso le sue fasi tipiche,
ci rendiamo conto che il nostro continuo investimento di energie per riportare
il malato alla condizione “normale” non può andare a buon
fine.
Ecco nascere il sentimento di forte delusione, di fallimento che spesso produce
inesorabilmente irritazione, nervosismo, rabbia. Ci arrabbiamo con noi
stessi perché ci vediamo impotenti e incapaci di risolvere il problema,
e ci arrabbiamo con il malato perché è caduto in questa terribile
situazione: i suoi movimenti sconnessi, la sua difficoltà a comunicare
ci infastidiscono.
Ciò non significa che lo amiamo meno: l’amore e la rabbia sono talvolta
le facce di una stessa medaglia. Non è sempre semplice esprimere sentimenti
tanto contrastanti, ma potrà in questi casi essere utile riflettere sull’oggetto
della nostra rabbia. In verità ciò che ci disturba non è la
persona ma il suo comportamento. Per questo è necessario essere consapevoli
ed accettare il fatto che il paziente è ammalato e il suo comportamento
patologico non è diretto intenzionalmente verso di noi.
Di fronte a momenti di rabbia, più che colpevolizzarci, è utile
cercare di avere un aiuto nella assistenza e parlare con altri che hanno avuto
o che stanno affrontando la nostra stessa esperienza: nella sofferenza, cosi
come nella speranza non siamo soli. |