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  La malattia di Alzheimer è ereditaria?
 
Le forme di demenza ereditarie riguardano solo l’1% dei casi e sono da attribuire ad un gene alterato, la cui trasmissione determina il 100% di probabilità di sviluppare la malattia.  Nel 25% dei casi è dimostrabile una familiarità generica, paragonabile a quella del figlio di un genitore iperteso o diabetico.  Nella grande maggioranza dei casi la malattia si manifesta invece in modo casuale, in assenza di una trasmissione genetica diretta.
   
  Si può curare?
 
Non esiste un rimedio di tipo farmacologico che possa restituire al malato di Alzheimer l’integrità delle funzioni mentali, ma è certamente possibile rallentare il progressivo percorso di decadimento a cui va incontro il paziente e migliorare i sintomi legati alla malattia.
   
  Si può fare diagnosi solo con la Risonanza Magnetica?
 
Per fare diagnosi è necessario, ma non sufficiente, effettuare un esame di Risonanza Magnetica. È invece indispensabile raccogliere tutta una serie di informazioni di carattere clinico (la storia della malattia), neurologiche (esame obiettivo), neuopsicologiche (valutazione testistica) ed esami del sangue da integrare con quanto emerge dall’esame di Risonanza Magnetica o TAC.
   
  Si può prevenire?
 
Per prevenire l’insorgenza della malattia di Alzheimer è utile condurre uno stile di vita sano, secondo i seguenti consigli:
1.
tenere sotto controllo i livelli di pressione, glicemia e colesterolo;
2.
seguire una dieta equilibrata e ricca di antiossidanti (per es. pesce, verdura, frutta, olio di oliva);
3.
mantenere attiva e allenata la mente il più possibile giocando a carte, puzzle, risolvendo parole crociate, ecc.
4.
praticare una costante attività fisica aerobica
5.
moderare il consumo di alcool (2-3 bicchieri al giorno)
6.
mantenere vive le interazioni sociali
 
Perché ci si ammala di Alzheimer?
La causa principale di sviluppo di malattia sembra essere l’accumulo nel cervello di una proteina tossica che scatena la morte dei neuroni (le cellule del cervello). Il motivo per cui si accumula questa proteina non è però ancora chiaro.
 
È normale che un anziano abbia disturbi di memoria?
È fisiologico assistere a una riduzione della prestazione nella memoria nell’anziano, ma non deve essere di entità tale da interferire nelle sue attività quotidiane e usuali.
 
La malattia di Alzheimer può colpire anche una persona giovane?
La malattia di Alzheimer è generalmente legata all’età, quindi è più frequente assistere alla comparsa di malattia nelle persone anziane (dai 65 anni in poi).  I casi a esordio precoce (40 anni circa) sono tipici delle forme a trasmissione ereditaria e quindi molto meno frequenti.
 
Il mio caro ha l’Alzheimer. Può ancora guidare l’automobile?
La guida di una vettura è un'attività complessa, che richiede risposte rapide, capacità di giudizio, memoria delle regole, dei segnali e dei percorsi, ecc. Anche se una diagnosi di malattia di Alzheimer non significa automaticamente incapacità dell'individuo di condurre un'automobile, la demenza, già nelle fasi iniziali, determina una riduzione dell'attenzione, delle capacità di orientamento e difficoltà di tipo visuospaziale che rendono la guida pericolosa. Non essendovi test specifici in grado di definire la capacità di condurre in modo sicuro un veicolo, può diventare un problema stabilire il momento in cui ad un paziente deve essere proibita la guida. Quando, sulla base dei dati clinici osservati dal medico o sulla base di episodi osservati dai familiari di rallentamento nei riflessi, difficoltà nell'orientamento nel traffico, ecc, si ha il sospetto che la guida possa essere pericolosa, questa deve senz'altro essere controllata o proscritta. Nelle fasi molto iniziali il comportamento del paziente va attentamente monitorato, non lasciandolo guidare da solo ed evitando che utilizzi l'automobile per lunghi percorsi, nel traffico intenso o in tragitti a lui poco familiari. Spesso, è il paziente stesso a limitare spontaneamente l'utilizzo dell'automobile fino ad abbandonarla completamente. In altri casi sarà necessario ricorrere a stratagemmi, quali nascondere le chiavi, o non far trovare l'auto sostenendo che si trova dal meccanico, ecc. In casi estremi, per scongiurare il rischio che una persona affetta da malattia di Alzheimer alla guida di un'auto possa provocare danni a se stesso o a terzi, è opportuno chiedere la revoca della patente, presentando ricorso al Prefetto.
 
Le crisi epilettiche possono associarsi a Malattia di Alzheimer?
In letteratura sono presenti numerosi studi che confermano che i malati di Alzheimer possono avere crisi epilettiche. Devono tuttavia essere distinte due situazioni diverse: da un lato vi sono i malati in cui la malattia esordisce in età anziana (oltre i 65-70 anni), dall'altro quelli ad esordio precoce (prima di tale età). Nel primo caso l'epilessia è un problema non frequente e - quando si presenta - generalmente insorge nelle fasi più avanzate di malattia (dopo 8-10 anni di malattia) e può determinare un peggioramento delle condizioni cliniche. Nel secondo caso l'epilessia è più frequente e si può manifestare anche nei primi anni di malattia.
 
La Memantina è utile nei casi di Malattia di Alzheimer?
Fino ad oggi, la strategia più efficace nella cura dell’Alzheimer si è rivelata la terapia basata sull’uso degli inibitori dell’acetilcolinesterasi, che hanno la funzione di aumentare la concentrazione di acetilcolina, un neurotrasmenttitore che è deficitario nel cervello di pazienti con Malattia di Alzheimer. Attualmente 3 farmaci di questa classe, donepezil, rivastigmina e galantamina sono correntemente presenti per uso clinico in Italia. A questi, si sono aggiunti nuovi dati che hanno focalizzato l’attenzione sulla possibilità che un altro neurotrasmettitore, il glutammato, rivesta un ruolo importante nella Malattia di Alzheimer. Il glutammato infatti è in grado di determinare morte neuronale quando viene meno il controllo della sua concentrazione. È in questo contesto che si inserisce la proposta dell’impiego di Memantina, antagonista di un sottotipo dei recettori del glutammato. Dalla sperimentazione clinica su pazienti con forme di demenza da moderata a severa sono emersi effetti significativi del farmaco sulle funzioni cognitive e su scale di valutazione globale del paziente. I dati clinici pubblicati mostrano inoltre un buon profilo di tollerabilità con un’assenza di alterazioni, rispetto ai valori basali, dei dati di laboratorio (esami del sangue e delle urine), dei tracciati elettrocardiografici o dei segni vitali. Nel complesso gli studi pubblicati supportano che il trattamento con Memantina possa ridurre il deterioramento dei pazienti con malattia di Alzheimer di grado moderato-severo. Il farmaco tuttavia, in Italia non è ancora stato commercializzato e quindi non è ancora disponibile per la somministrazione ai pazienti.

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